Quando Vampire: The Masquerade è stato adattato e stampato per la prima volta su carte da gioco collezionabili (ed il mondo ruotava ancora intorno al ricordo degli Anni Ottanta) furono in molti i giocatori di ruolo "hardcore" a storcere il naso, ad affrontare la cosa con un certo timore, ma una breve partita introduttiva fu più che sufficiente a far cambiare loro idea. Come non innamorarsi del gioco? Memorabile il suono dei cazzotti di Don Cruez, i contorti ed intriganti magheggi politici di Democritus e le esuberanti svarionate di Leandro… effettivamente già dalle prime poche carte messe in commercio, l’anima di Vampire sembrava essere stata capita e codificata in maniera assolutamente vincente. Non si trattava di un gioco PvP [Player versus Player per i profani, NdCR], dove colui con più carte rare la spuntava brutalmente, ma un avvolgente incontro tra o più giocatori che, per un paio di ore, divenivano a tutti gli effetti dei Matusalemme veri e propri. Perchè il problema più grosso delle partite era quello di mantenere l’equilibrio, di non scoprirsi… insomma, la strategia era un obbligo. i mazzi rispecchiavano il gioco di ruolo, nel bene e nel male: forti erano i Brujah, ma poco astuti per poter tramutare un crack finanziario in una mossa vincente. Molto sicuri di sé erano i Ventrue… ma con poche chance di passare inosservati, il che, a volte, poteva costituire un ostacolo. In fondo, si trattava di strategia, di jyhad. Poi, però, il mondo è andato avanti, gli anni novanta sono maturati fino a giungere al soffocante presente costituito da Yu-Gi-Oh!, Pokémon, senza escludere la quarantacinquesima serie di Magic: The Gathering, all'interno della quale, i creatori del gioco si erano trovati costretti, pur di vendere di più, creature come il Coboldo Omosessuale con le Mutande di Calvin Klein. Poteva la White-Wolf, un tempo grande casa di produzione di giochi, rimanere fuori da questa spirale viziosa? Assolutamente no [siamo fermamente convinti che Mark Rein-Hagen e Justin Achilli venderebbero anche le loro madri, per qualche centinaio di dollari, NdCR]. Il gioco doveva espandersi, attrarre più giocatori, vendere più carte… e allora ecco i magnifici disegni dei vampiri che a poco a poco si computerizzavano sempre di più (fino all’apice del rigetto), i deficit di lignaggio diventavano un optional e le espansioni si moltiplicarono modificando a poco a poco il metagame, trasformandolo in una becera raccolta di figurine per newbie repressi e affetti da sindrome powerplayer. E su questo scenario, sono arrivati i primi V:tES Compulsive Player.
Categoria: il V:tES Compulsive Player (Giocatore Compulsivo di V:tES)
Genere: di norma non sono coscienti della loro sessualità. Ma in maggior parte la spuntano gli uomini, o donne con pochi feromoni e molto, molto testosterone, in stile nuotatrici olimpioniche russe nel 1986.
Età apparente: è raro incontrare Giocatori Compulsivi cresciuti puramente a pane e V:tES, così com’è raro trovarli al di sotto dell’età adatta per Pokemon o Yu-Gi-Oh!. Il Giocatore Compulsivo medio ha un'età variabile dai 15 ai 25 anni (questi ultimi sono casi gravissimi).
Età mentale: dagli 8 ai 12 anni, l’età che di norma avevano quando subirono i primi traumi da competizione provocati dall’educazione fisica e dal fallimento nello scambio di figurine Panini.
Apparenza: il Giocatore Compulsivo di V:Tes è facilmente riconoscibile, passando intere giornate nei negozi ludici, saltellando da un tavolo all’altro (di norma le sue partite durano poco, e sono per lui divertenti almeno quanto lo sono frustranti per tutti gli altri). E' quindi sufficiente tendere l’orecchio ad un tavolo di V:tES, e quasi sicuramente il giocatore con l’aria più esagitata (quello che enuncia combinazioni di carte e discipline ai limiti del regolamento e delle possibilità finanziarie), specie se si presenta con due occhiaie da far invidia a Zio Fester (che indicano dipendenza da gioco, causandogli notti insonni nel preparare e modificare mazzi) è il Giocatore Compulsivo che cercate. Un altro facile modo per individuare il soggetto è osservando il resto dei giocatori: se alla domanda "Facciamo un altro tavolo?", in coro tutti rispondono "Noi si, tu no!", avete individuato il Compulsive Player. Altri segni particolari sono l'eccessiva magrezza, dovuta ai pasti saltati per acquistare nuove buste di carte, e i calli sulle dite, provocati dalla combo masturbazione-mescolamento mazzi. Per i segni sul viso, consultare la sezione Frase Tipica.
Background: è certo difficile stabilire un background valido per tutti, ma di norma il Compulsive Player medio non ha la minima conoscenza del gioco di ruolo, anzi… tende ad ignorarlo. Per lui Caino è un wrestler dal nome tradotto, mentre la Masquerade è solo una carta che non è più stata ristampata, forse un'Abilità comune anche a Pikachu. Il retroterra culturale del Giocatore Compulsivo è solitamente riassunto dalla frase "Ce l'ho, mi manca, ce l'ho, ti do Totti per Absimiliard e gli Elfi Oscuri per Sailor Moon".
Clan Preferiti: nessuno e al contempo tutti. Non importano i Clan, l’importate sono le combinazioni tra Discipline… e avere più carte possibili. Sempre e comunque.
Discipline in gioco: le più frequenti e comuni tra questo tipo di giocatori sono Dominazione e Auspex. Discipline facili da trovare, mescolare e, soprattutto, presenti sempre in numero abbondante. Ridondante, quasi.
Discipline fuori dal gioco: sicuramente Arrogance, una disciplina loro esclusiva: causa l’immediato avvizzimento del desiderio di gioco nell’animo di coloro che ne sono vittima. La portata di tale potere è illimitata!
Difetti: i Giocatori Compulsivi non sanno distinguere un gioco di ruolo su carte collezionabili dalla raccolta calciatori '91-'92. Di fronte ad una mossa intelligente del suo avversario, il Giocatore Compulsivo tenderà a prendersi rivalse in maniera inutile durante le partite, come mandare inutilmente in Torpore un Cainita, solo per sbilanciare la partita e poter rimescolare il suo enorme mazzo. Alcuni psicologi tentano una lettura basata sul paragone tra dimensioni del mazzo e quella dell'organo riproduttivo [un'ipotesi affascinante, in relazione con Frase Tipica, NdCR]
Frase tipica: “Sei tu che non sai giocare!” (Giocatore Compulsivo durante il gioco che ha appena distrutto), "Vuoi vedere il mio mazzo?" (Giocatore Compulsivo in cerca di preda. Notare come questa frase, spesso usata dal Giocatore Compulsivo anche come segnale di disponibilità all'accoppiamento con le giocatrici di sesso femminile, venga soventemente fraintesa. Questo causa profonde escoriazioni sul viso dei Compulsive Player, a causa degli schiaffi delle ragazze che scambiano "mazzo" per il membro maschile).
Come sconfiggerli: se non avete abbastanza denaro per assoldare un killer professionista, allora è il tempo la migliore arma per sbarazzarvi di uno sporco Giocatore Compulsivo. Come è noto, infatti, prima o poi queste creature entrano in un casinò, dove iniziano a giocare a Black Jack con la stessa idiozia con cui giocano a V:tES. La mafia locale farà il resto. Organizzare le partite in loro assenza sembra essere un'ottima tattica, ma se questo non bastasse, ricordate di portare con voi il Fante di Bastoni di un mazzo da briscola, che mescolerete al vostro mazzo. Alla sua domanda "E quella che carta è?", rispondete con innocenza "E' l'Uomo Nero, carta speciale di Ottenebramento. Ma la trovi SOLO lì", citando poi un negozio (meglio se inesistente) dall'altra parte della città.
lunedì 27 agosto 2007
Tipi da Lista Rossa: il Giocatore Compulsivo di V:tES
Membro Setita #1
Maledetto come Anatema da
Camarilla Resistance
alle ore
14.09
Categorie: lista rossa
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Regola I





















1 commenti:
Ah! I miei complimenti a Membro Setita #1. Anche se non conosco il soggetto in argomento, non dubito che dopo la tua esauriente illustrazione io sia in grado di riconoscerlo in futuro (mi auguro di non incontrarlo mai!).
Poi, già che siamo qui:
Un bentornato a Membro Toreador #1!
(spero che tu riesca ad uscire con l'infermiera ;)
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